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Neri i dati forniti da Costantini e Malavasi all’assemblea Cna: a Piacenza va molto male, nel 2012 perso un altro 5% di ricavi

costantini assembleamalavasiDa anni con le spalle al muro per la crisi economica, maltrattati dalle banche che chiudono i rubinetti del credito, privi dell’ossigeno vitale di pagamenti che non arrivano a partire da quelli della pubblica amministrazione, strangolati da una pressione fiscale senza precedenti e da pastoie burocratiche che rendono tutto maledettamente più complicato.

Non c’è da stupirsi se le telefonate che arrivano alla Cna dai suoi iscritti hanno il tenore dell’ultima spiaggia: “Non ce la faccio più, a fine anno chiudo l’attività”, “Troppe tasse, vado a lavorare in Romania”. Fino ad altre parole disperate dietro a cui si misura il dramma di casi umani che non sempre rimangono soltanto minacciati: “Sono alla canna del gas, ho deciso di farla finita”.

Il senso del grido di dolore che in questi mesi bene si coglie dal suo osservatorio privilegiato lo ha reso alla perfezione il presidente provinciale della Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa, Dario Costantini. Un grido di dolore che sale forte da una realtà locale che, sulla falsariga di quanto avviene a un po’ tutte le latitudini, sta andando «molto male». Le imprese piacentine nei primi sei mesi del 2012 hanno perso il 5 per cento dei ricavi. E se nel 2008 fatturavano 100, oggi arrivano appena a 68.

«Il tempo è abbondantemente scaduto», è lo sconfortato monito lanciato da Costantini ieri pomeriggio alla 43esima assemblea provinciale della Cna tenutasi nella sala conferenze “Il Samaritano” della Caritas diocesana, in via Giordani. Un quadro a tinte foschissime a cui si è però voluto dare una pennellata di ottimismo a partire da un titolo - “Il futuro, la nostra responsabilità” - che subito rimanda a motivazioni e ragionamenti superiori, chiamando in causa la passione per il lavoro di imprenditore, il pensiero rivolto al destino dei nostri figli, la natura di un mestiere che, quando si parla di artigiani inevitabilmente va declinato su dimensione familiare, vale a dire sul collante basilare della società, di una comunità.

Che cosa rispondere, allora, a quelle domande addolorate? Che «non puoi farla finita perché a casa hai moglie e figli e questa è la tua reponsabilità; che non puoi andartene dall’Italia perché questo è il nostro Paese, fatto in ogni centimetro dalle nostre mani artigiane, come lo sono i capitali che ogni giorno mettiamo e rischiamo nelle nostre imprese».

coro assembleaautorit assembleaL’appassionata esortazione di Costantini è stata pienamente sottoscritta da Ivan Malavasi, presidente nazionale della Cna, che ha insistito sull’importanza di conservare un tessuto sociale la cui tenuta è stata messa a dura in questi anni difficili. Difficili economicamente, ma anche culturalmente, per una tendenza individualista che non si cura di voltarsi verso chi resta indietro: «Bisogna invece che nessuno si senta solo», ha avvertito invitando i suoi a «spendere l’arma del coraggio, dell’orgoglio, della determinazione», a «uscire di casa e combattere».

Ci si rivolge al proprio interno, in un appello alla resistenza che sembra l’unica risorsa rimasta di fronte al naufragare di ogni speranza di vedere cambiare le cose dall’esterno, dai governanti, da chi per primo ne avrebbe la responsabilità. E’ «nell’indifferenza della politica che nel giro di pochi mesi, nel 2012, il mondo dell’artigianato ha perso 100mila posti di lavoro, che significa 40mila imprese in meno», ha amaramente considerato Malavasi. Quella stessa politica che oggi si muove per il caso Ilva e per i 50mila lavoratori che, a cascata, mette a rischio. «Ma come si difendono quelli, lo si faccia anche per i nostri 100mila», è la richiesta di pari dignità con cui il presidente Cna incalza il governo dei tecnici.

E proprio su Monti: «Ha avuto il grande merito di salvarci dal baratro finanziario e di restituire all’Italia l’autorevolezza internazionale perduta. Ma la democrazia non è un gioco, il consenso di crea con capacità e convinzione, non con le furbizie».

Libertà 05/12/2012