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Trespidi: convoco gli stati generali del territorio per prepararsi alla nuova provincia

Dai superiori livelli di governo le risposte non arrivano. Lo Stato ha aumentato la pressione fiscale, la burocrazia continua ad aumentare e la spesa pubblica non è stata seriamente ridotta. Ieri all’assemblea della Cna piacentina nel mirino del presidente provinciale Dario Costantini è finita, tra le altre cose, la riforma istituzionale che ha ridotto il numero di Province: «Andavano abolite tutte, così la riforma è poco seria, svilisce alcuni territori tra cui il nostro». E rivolto agli amministratori locali, in primis quel centrodestra al governo di via Garibaldi che ha voluto l’indizione del referendum per il cambio di Regione: «Vi prego di non parlarci neanche più di Lombardia se prima non ci assicurerete che le regole per i mestieri resteranno le stesse, perché non abbiamo più bisogno di pugni nello stomaco».

Ma la critica di Costantini è geograficamente bipartisan: evoca infatti altri rumors poco simpatici che corrono lungo l’asse della futura provincia Parma-Piacenza. Rumors che muovono da «lettere» di alcune «multinazionali dei servizi dove si fa riferimento al fatto che dal 2013 cresceranno le tariffe, con un aumento della mano d’opera e la cancellazione delle spese di trasferta». «A pensar male» si può immaginare che con l’accorpamento delle due province si manterrà un unico centro di costo, un unico punto di erogazione di servizi che oggi sono invece suddivisi per zone di competenza. Sarebbero guai per le tante aziende piacentine che operano nel settore.

Un assist per il presidente della Provincia Massimo Trespidi, che, intervenendo subito dopo, è tornato a sparare a zero sul provvedimento di riordino istituzionale definendolo «la più grossa fesseria che un governo potesse pensare: non è l’abolizione dell’ente provincia, ma la progressiva spoliazione del territorio, la perdita di centri decisionali importanti.

Senza mai citare il referendum pro Lombardia, Trespidi ha invitato, prima di rassegnarsi a vedere scomparire la Provincia di Piacenza, ad attendere la conclusione del percorso normativo che si annuncia non semplice. Ma, d’altra parte, poiché per ora la strada segnata è quella dell’accorpamento con Parma, «la responsabilità del momento la avverto tutta». Ecco perciò, ha annunciato, che «nei prossimi mesi intendo indire gli “Stati generali” del territorio piacentino, perché la nascita di una nuova provincia non è solo una questione di un presidente da solo, ma è una comunità che, tutta insieme, deve farsi trovare preparata. E’ bene smettete quel piagnisteo di chi sottolinea tutti i rischi della competizione con Parma, preferisco accettare la sfida forte del livello di capacità della nostra gente».

Libertà 05/12/2012