RASSEGNA STAMPA

Ditta addio,agricoltori e artigiani sotto schiaffo

Se per le società di capitali il saldo è positivo, sono le imprese individuali a sparire. Cna e Coldiretti: ma non tutto è così nero

A Piacenza non sono le società di capitali a soccombere sotto i colpi di coda di una crisi economica sfibrante, punteggiata da continui annunci su "ripresine" smentite dai fatti. A Piacenza sono gli uomini a gettare la spugna, a scrollare il capo dopo aver remato contro tutte le correnti. Sono le ditte individuali a non aver più ossigeno e a chiudere i battenti, una al giorno nei primi nove mesi di quest'anno, come fotografa impietosamente il report della Camera di Commercio di cui si è dato conto ieri su Libertà.

Piccolo soffre

Da settembre 2012 a settembre 2013 abbiamo perso ancor di più: 636 aziende, un dato mai toccato negli anni succeduti al famigerato 2009 che ha segnato gli inizi della recessione. La parola impresa può però trarre in inganno. Non immaginiamo realtà produttive robuste e strutturate del mondo industriale, che pure soffre ma che - nonostante le sciabolate della crisi - ha tenuto duro, qui l'impresa che cede è nella forma più "micro".

E del resto nella nostra provincia il 96 per cento di imprese ha meno di nove addetti, siamo piccoli per definizione, magari più flessibili ma anche più fragili. Diamo l'addio ad artigiani, agricoltori, commercianti, partite Iva (spesso stranieri) che prestano la loro braccia a un'edilizia al tracollo.

Il dovere dell'ottimismo

Lo sprofondo non è finito. Commenta Dario COSTANTINI, presidente della Cna di Piacenza: «Secondo il nostro centro studi che preleva i dati dai bilanci delle aziende, oggi c'è ancora un meno 5 per cento rispetto ai semestri precedenti già in caduta dal 2009». Cna non sta ferma però: «Abbiamo incontrato diverse amministrazioni proprio per l'edilizia e stiamo per lanciare un nostro progetto da proporre alla cittadinanza, poi abbiamo costituito gruppi di lavoro su Expo 2015 al nostro interno, imprenditori con competenze si mettono a disposizione». Cna collabora con l'associazione temporanea di scopo Ats su Expo, appena avviata, lo stesso COSTANTINI ha avuto l'incarico in Unioncamere di coordinare le azioni regionali pro-Expo per il mondo artigiano. «Expo? Crediamo in progetti ben delineati, ma i soldi delle aziende vanno spesi con ancor maggior oculatezza rispetto al passato. La Camera di Commercio sta facendo bene». E anche su un piano più generale l'ente guidato da Giuseppe Parenti ha garantito una disponibilità di 2 milioni di euro per propiziare se non un rilancio, almeno la sopravvivenza delle imprese sfinite. Si è chiesto aiuto pure sul fronte dei consorzi-fidi: «Parenti ha assicurato supporto». COSTANTINI di storie di imprese che evaporano nel nulla ne sente tante ogni giorno. «Si lotta per vivere, ma gli imprenditori più giovani non possono abbandonarsi al pessimismo». Poi capita che un amico artigiano che fa meccanica a Castelsangiovanni ti chiami al telefono per dirti che il mese scorso ha fatto il miglior fatturato di sempre. «Voleva darmi una buona notizia, visto che sono attorniato da brutte notizie, c'è riuscito».

Tornare in montagna

Meglio aggrapparsi allora alla speranza dei piccoli gesti e dei ritorni. Come quello dei giovani che, vuoi per mancanza di alternative, vuoi per ritrovata passione, vuoi per il trend della green economy, ricolonizzano campagna e montagna. Luigi Bisi, presidente della Coldiretti che riunisce circa 7 mila imprese agricole nel Piacentino (su un totale di circa diecimila partite Iva) ammette che ci può essere il fenomeno di agricoltori costretti a "lasciare" ma non per la mancanza di economicità di aziende storiche: «E' per l'età avanzata dell'agricoltore nella gran parte dei casi, altre volte è per una certa leggerezza di chi si avventura in questo nostro settore tornato di moda, ma tutto fuorché facile, non ci si improvvisa. Il nostro è un mestiere straordinario, molto difficile, esige professionaità». Bisi preferisce però soffermarsi sulla bella controtendenza della montagna dove molti giovani riprendono in mano le aziende di famiglia e si mettono a coltivare.

Liberà del 02/11/2013

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